Stasi

Ricordo i fuochi accesi in ciglia bionde
nel cielo naturale dell’infanzia,
l’azzurro mare calmo di bonaccia
in cui mi dondolavo,
le fronde, le pinete, le montagne
e il sole scomparire dietro gli orli,
le falangi ghiacciate tra le foglie
in cui m’abbandonavo.

Le stelle mi parlavano dell’alba
svanendo lente lente alla mia vista,
guarendo piano piano ogni dolore
ed io mi dondolavo
leggendo ad alta voce le poesie
all’amico scomparso nella bruma
e separavo il futuro da soglie
al tempo non bramavo.

Tornando nello stesso luogo asperso
vedo il sole fugace distanziarsi
incapace di narrarmi le fiabe
in cui mi dondolavo
e mangiando lo stesso pane dolce
nulla mi sovviene poi, non la vita
o l’amore per essa, non la morte
come l’immaginavo.

Cercando i grembi lunari, le tombe
e i nomi vecchi, scintillano quasi
le lacrime, le giade del mattino
ed io mi dondolavo
ai tempi ignari delle trecce d’oro.
Adesso nulla canta il mio dolore
se non ripetizioni sonnacchiose
d’un imperfetto -avo.