Stigma(te)

Le sigarette
sulla tavola intarsiano vallate e
lo sciabordio deforme

appare in colline bianche e poi luce
l’incendio dentro il sangue evaso
dal caos di nervi disforici

crocifisso da gocce
penetrate nel tiranno infantile e
disintegrata

dall’onnipotenza di questa pioggia
vedo le stelle e
i colori sulla mia pelle e in gola

non so più dove s’accendano fiamme
nel fumo che tracima
dal cielo nel cranio

alle cicatrici senza vestiti.

Comments

  1. cogli bene, in ambiente criptico, lo stato di confusione e disgregazione prepsicotica dove la sofferenza transita dal non elaborato alla autoafflizione e dove lo stesso ciclo timico non è piu solo conseguenza ma diventa modalità esistenziale

    • Ho provato a suggerire la presenza d’oscillazioni, non solo al verso del caos di nervi disforici. In tutta la poesia, c’è un’esperienza “timica” portata agli estremi: io, da autrice, colgo in particolare il contrasto fra l’espressione vedo le stelle e il fumo che tracima. Ognuno, in fondo, coglie aspetti diversi. Tu, però, mi hai reso chiaro ciò che, scrivendo questa poesia, riuscivo a immaginare senza spiegarmi, se non in parte. L’unico mio punto interrogativo è sul perché e sul come diventi modalità esistenziale, e in che senso. A domani, suppongo. Buonanotte e grazie mille, Gentilino.

  2. un brano che tratta un argomento assai delicato come quello dei maltrattamenti ai bambini; ed è quel momento in cui nella lettura ogni singola parola si stampa nella mente del lettore, realizzando una sequela di croci di ogni genere, a generare poesia: comunque non è ermetismo, ma una zona apparentemente illeggibile che sta fra lo scritto e la realtà

    • Hai centrato. Il bambino, però, non necessariamente dal punto di vista anagrafico, nel senso che il “tiranno infantile” è uno stato interiore. Inoltre, ho lasciato di proposito un punto interrogativo tra il maltrattamento e l’auto-maltrattamento (entrambi, nell’intenzione mia). La poesia è “criptica”, a detta di qualcuno “ermetica”, perché, nella mia idea, essa vuole specchiare lo stato di confusione, non solo affettivo, della voce protagonista (come una perdita di ragione, una psicotizzazione, o quasi, avvenuta anni dopo): una struttura mentale “disintegrata”.

      :-*

      • più che ermetica è senza io per definire meglio lo stato del debole che, come precisi, non è necessariamente un bambino

      • Sì. Ho cercato di definire, più che il debole, la debolezza: l’io, debole e narrante, può essere il maltrattato, l’auto-maltrattato, oppure… il maltrattante, che maltratta non sé stesso, forse non più: è come una catena, che si trasmette, di “bambino” in “bambino”.

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