Odi tuffi al cuore, brividi e tuoni?
Croci arse di sudore e lo stendardo
ch’esige sangue e fiamme nello sguardo,
senza usare perdoni né condoni?
I reietti impiccati, sotto i troni,
e gli altri alla mercé di un re bastardo?
Implorare la pietà del codardo
santi degeneri, malvagi buoni?
Sopra la terra, la voce rimasta
non è che il folle latrato di un cane.
L’assurdo vortica nelle sue stelle
senza ricordo di fiori. Non bastano
versi timidi di grasse rane,
nel lusso in mezzo a cortigiani e ancelle.
Nell’alcova, tra belle
parole in fin di vita, giace immobile
l’ugola ridotta a soprammobile.

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