Annuso, nel mio cuore, esuli pellicani
che gridano diretti a nidi
cui mendicare cibo, immergendo le mani
in tenebre di sparsi lidi

– la memoria, le stelle d’un ciclo sospeso
annebbiano la mia riviera
di nutrimento priva, un sentiero scosceso
di sangue rinchiuso in galera

i cui vasi nervosi trovano foce in mari
di sillabe elettriche rosse,
un brodo primordiale lungo nuovi binari
già più distanti dalle fosse

comuni di membra desiderose
di risvegliarsi in un campo di rose.