A un anonimo

Fratelli, sto per cantare ebbre e lievi
partiture innaffiate a fine maggio.
Sto per incorniciare fiori brevi
con un esiguo, scricchiolante raggio
in controluna. Attendo si levi
la bruma celestina sopra il faggio
cui affidare i miei sogni primevi
perché s’affaccino all’incerto viaggio.
Fratelli, voglio mi si baci solo
con luce e tenebra di puro verbo.
La leggerezza che vesto traduce
le stelle nella pelle, mi conduce
ad annusare il volto ancora acerbo
d’un fiore che si stacca presto in volo.

Metafore d’accatto

Il ragno cuce trappole d’argento
in cui s’incastra l’esca fiduciosa
come l’inganno prende il sopravvento
nel cielo in cui la luna si riposa.

L’insetto che si ficca disattento
scopre la rete essere mostruosa
come il finale dal buio lamento
che parla in una stella luminosa.

Così lucciole giocano nel vento
illudendo l’estate di qualcosa
che uccide nell’autunno il suo frammento
di gioventù colorata di rosa.

Così normali fiori senz’accento
mentono all’ape troppo rumorosa
per fare caso al nudo sentimento
che bolle per la natura chiassosa.

Ed io giungo a scavare nel fermento
con l’arte d’una fiamma tenebrosa
che non muore sott’acqua, nel cimento
dell’abisso che m’ha fatta sua sposa.

Pare quasi un amico il firmamento
rivolgendo deliri all’ambiziosa
che poi traduce dal ghigno contento
una leggerezza pericolosa.

Canti mozzi

Canti mozzi perlustrano la notte
rubando paccottiglia nelle reti.
Raccolgono nel secchio gli alfabeti,
i codici e le formule ridotte.

Come figli abortiti, come feti
nell’utero aspirato dalla notte
interpretano folli Don Chisciotte
disintegrando regole e divieti

e la notte li assorbe, li scompone
in isole di vento che non sanno
di sapere che l’altrui meraviglia

è leggere nel secchio che assomiglia
tutto lo sporco vivere in affanno
a cavalieri a singolar tenzone.

Profezia

Singole gocce
non si distinguono, frettolose discorrono
entro dighe sociali. Servono diversità
inchiodate nel gelo
per esondare. Il ghiaccio
riprenderà a scalpellare
l’acqua senza forma. Defluirà regolare
d’un immobile corso vitale
liquidità trasparente
nel principio d’indeterminazione – lo stato solido
ripara l’anima
tramortendo le sue lacrime, di fronte a ciò
si ritirano oceani salati. Brilla di folle luce l’occhio
delle statue invernali mute. L’invisibile
sublima, raduna
la tempesta.