Poesie

Fine corsa

Il treno s’avvia lento per la stazione vecchia
e la calca si spinge
dopo la linea gialla.
Foglie non autunnali sferragliano veloci
sul tratto del binario
e cadono precoci.
Le vedove ingobbite
hanno le sacche piene
e deborda la frutta già marcia dappertutto:
sono state al mercato proprio verso la fine
per cogliere da terra lo scarto del mattino.
Ritornano al paese
e vanno al cimitero
poi danno da mangiare
ai gatti del quartiere
e siedono in veranda
e stanno fino a sera
quando dormono galli che non vedranno più.
In un posto leggero s’ode un chicchirichì
e non è molto chiaro dove sia in realtà:
se in campagne ridenti
d’un amore che fu
o nell’ansia che finge
nel sonno gioventù.

Poesie

Mohammad per caso

Il ragazzino smilzo di Baghdad
sotto la luna va, sotto le bombe:
il tigì srotola nel bla bla bla
musica psichedelica di trombe.

Il montaggio zucchera l’ecatombe
e pure dopo anni di moda va
infilarci ogni tanto le colombe
con il bambino che salta qui e là:

– Che ne è stato di lui? Vivo o morto?
Profugo o naufrago? Il nero o il bianco?
Terrorista, oppure pacifista? –

Il film di tre minuti è troppo corto.
Pubblicità! Una bellona al banco
vende lozioni per la pelle mista.

Poesie

Dramma

Siamo rocce puntate al firmamento.
I nostri spigoli forano il cielo
e contrafforti resistono al vento
e monti e ghiacciai sfidano il disgelo.
Al vertice germoglia l’asfodelo
sul passo d’un temporale cruento.
Scaliamo la piramide oltre il velo
e la gemma dei morti dice a stento:
di là non puoi andare, ma cadere
deflorando la terra con le croci.
Rispondiamo: me ne frego se muoio.
Ben oltre andiamo. E siamo le schiere
su bai armati, con lance feroci,
giunte alle stelle dal nodo scorsoio,
antieroi sul rasoio
viandanti per oceani di fiamma
perché morire in calce è il vero dramma.

Poesie

Stampella

So parlare ma senza far capire
l’anima arsa del mimo che odo sola.
Non vale neanche undici vecchie lire
l’inchiostro che per usura mi cola.
Non ho vissuto molto amore a scuola.
Già al tempo veleggiava all’imbrunire
la nave lenta del sogno: la suola
salpava dagli ormeggi, senza dire
nulla di nulla, se non per errore.
Ancora zoppico con le parole
se mi capita un senso abbiano queste.
M’inoltro pallida in giungle e foreste
dai termini abbaglianti più del sole
con le sillabe fredde nel mio cuore.

Poesie

Voce alle stelle

O foglie biancheggianti nell’eterno,
dite: (r)esisto? Qualcosa mi dice
io sia solo ombra, cenere allo sterno
la pulsazione opaca, la cornice
dell’intonaco vuoto, la fenice
immortalata rinchiusa all’interno
che non sa più ricrearsi, la radice
d’un campo sparso di sale, l’inverno
immobile per sempre, senza rami
verso l’ignoto che però scintilla
e mi parla con simboli illeggibili,
che per quanto mi strappi le ossa e chiami
e rompa vasi d’argilla non brilla
nei muscoli se non con pochi sibili,
e con grida infrangibili
ne scrivo male il canto con le rime
e le membra che soffrono per prime
e prima della fine
la mia sublimazione sarà fatta
partendo dalla terra che mi sfratta
e che forse baratta
la mia vita con niente, la mia morte
perché il pianto del cielo taccia forte.