Poesie

Cimitero di stelle

Alle porte la notte e il salmodiare
irreligioso di popolo cieco
crivellano nel sangue e vana l’eco
si produce al cammino delle bare

sotto la terra fino a germogliare
dove un uomo l’osserva, ma di sbieco,
con terrore si possa indovinare
in lui la fame di morte: lo spreco

non consiste nel gesto del suicida
ma nella potatura del suo fiore
con umiltà innalzato sull’altare

divinamente muto, nella sfida
di sconfessare il taciturno orrore
che col suo grido ci torna a chiamare.

*

— Dedicata a Noa.

Poesie

Figlia della notte

Sto volando! Non sembra quasi vero
abbia ali rumorose più di stelle
con le palpebre chiuse. E da quelle
farfalle musicate nel pensiero

m’esilio poi nel paradiso nero
in cui m’avvolgo senza l’altra pelle
lasciata a terra. Ed ebbra ribelle
già ballo nuda sul mondo straniero.

Ali selvagge scacciano la morte
ogni volta che il sangue nelle vene
m’illumina lo spettro con l’eterno

fuoco promesso giuntomi alle porte
per risvegliarmi senza le catene
la pulsazione in arresto allo sterno.

Poesie

Prima pietra

Lasciatemi cantare alla follia,
dare fuoco al mio sangue col tamburo
rapito al verde picchio sulla via
del sogno lunare, col passo oscuro

vibrante a polisensi del futuro,
poi linciatemi – illustre giuria,
se del parere vostro non mi curo:
da tempo brillo nell’aria natia.

Canto nell’ubriachezza della luce
col passo fermo al crocevia stellato
dove non temo di precipitare:

qui, germogliano voci e si traduce
l’illeggibile simbolo spezzato
che s’usa rinchiudere nelle bare.

Poesie

Relatività personale

Lancette curiose
pigolano al vespro. Non mi piace
l’orologio al polso, imperatore
d’attimi regolari, bensì il tempo
gobbo, ripido, comico. L’ignoto
signore del latifondo, il canestro
in cui scende il pallone lanciato
accelerando, inseguendo i morti
attesi da stelle passate prima
che lui ed io – che palleggio – nascessimo.
Ogni volta che gioco
perdo tempo. E mi piace davvero
far rimbalzare le sfere, luccicare
come le caramelle nel suo stomaco.
Dopo ogni lancio
arretrando non recupero il tempo
ma prendo la rincorsa
finché il pallone ed io non ci sgonfiamo.

Poesie

Il nido dei serpenti

È l’Africa. Il seno da cui nacque
la scimmia curva sull’erba bagnata,
il colle rigoglioso dove giacque
ogni donna pelosa, poi l’armata

diretta al nord polare a filo d’acque
nella strettoia perlopiù ghiacciata.
La testa bionda, si dice, non piacque
finché la pelle non si fu sbiancata.

La nostra specie è vana — rade tutto,
compresa la preistoria, la sapienza
di homo, emigrato, farabutto

a casa propria, dove un solo frutto
si distribuisce, in frode e coscienza,
ai miliardi d’un pianeta distrutto.

Poesie

Il nulla d’ogni cosa fra le stelle

Il nulla d’ogni cosa fra le stelle
a poco a poco rinfocola braci
d’aironi cavalcati sotto pelle
beccando dove siano più rapaci

come nei più selvaggi, colmi baci
d’esperte muse, di fertili ancelle
i ciocchi che riattizzano fornaci
pungendomi le grate, somme celle

di parti moribonde, di note arse
guarite in coma, ombre naturali
di rimpatri all’azzurro la cui pace

come la guerra nell’eterno tace
truccata in bianco e nero, tra fanali
d’incomprensibili parole e farse.

Poesie

Lo sgabuzzino

Cancellando l’azzurro tra le scope
subodoro la muffa, l’indistinto
disturbo tra le cose, quasi sempre

un dipinto di rose diplomate
in vita con sei meno nella media,
le spine non aguzze dell’ingegno

veloci a riposare sulla sedia
molestando le natiche d’eterno
e vangando poeti, emigrati

a stelle in dormiveglia come i preti,
rispolverando la stessa manfrina
ogni santa mattina, fino a sera

quando spuntano i ragni sulle tele
ricreando gusto per caso di mele
nei traffici sfocati di giornata,

interpunzioni dall’oltrenatura
o cesure nel verde d’altri sensi
negate nel pantano di chi veda

già non molto lontano, in attesa
della divinità, in latitanza
dell’uomo che provveda a coltivare

virgole nell’immenso tra le bare.

Poesie

Amore

O vecchio lampadario gocciolato
dal soffitto di valli nebulose,
sei forse un’ombra nel sangue usurato
dal troppo vento di sillabe afose?

E anche se s’usa far crescere rose
tra le spine dei versi, sta in agguato
il tuo senso di morte, con le cose
che nessun osa raccontar del fato.

Ed io, mediocre, in silenzio quasi
ti lascio nel tuo sonno, a rubarmi
lo specchio della fiaba, la bruttezza

spesso confusa con la piccolezza
e l’ironia che punge e sa baciarmi
nella bruma lunare d’una stasi.

Poesie

Geometria breve

Già sai dov’emigrare — laghi verdi
di foresta lunare, assodati
se ti volgi alla morte, ma se perdi

tutti i lumi {r}esisti fra iati
di gocce rovinate, e bisbigli
mal sopportate cose, forse lati

di quadrature a cerchi, e sbadigli
rispondono da allora, tuttavia
li nutri quasi fossero tuoi figli

perché l’ora verrà d’una magia
e sarai ramo scintillante, vivo
a ridosso dell’acqua, una scia

in cui bruciare, ebete e giulivo
come il bimbo che già sei nella vita
che ti ha reso maldestro fuggitivo

da quand’è stata nel rogo bandita.

Poesie

Ozio

M’intrufolo nel buio con le stelle
sputando sangue d’unghie nella mano,
cedendo d’ogni poro contro pelle

il solfeggio, l’ignoto quotidiano
all’ambiente, a viuzze siderali
dell’eremo fanciullo, ed è strano

salire con le scale laterali
filate dalle trecce della chioma
di muse, querce, aquile senz’ali

in stati vegetativi di coma,
le penne rameggiate verso i cieli,
le cortecce leggere, e mi domano

fogliami raggrinziti, gli steli
coniugati nel vento analfabeta,
e sillabe estroverse e un po’ crudeli

tempestano con fraseggi di seta
gocciando addosso a me, sembrano il pane
in briciole che segnano la meta,

mi sembrano il saltello delle rane
per stagni recintati, la visione
delle talpe, uscite dalle tane

non abili nell’accomodazione
del calcolo preciso, il ronzare
di mosche per narici, la questione

di sognare talvolta se mi pare
un’isola perduta della luna
riconquistando l’apertura alare

e l’eterno spiato da una cruna.

Poesie

Lux aeterna

La marea cacofonica bisbiglia
iati, mezzi toni, sfumature,
lampi d’oscurità nel parapiglia
dell’adulto, l’assedio di paure

dissezionando vuoti, tra le ciglia
l’inizio di matematiche pure
o l’equazione nulla della griglia
che figge nei celesti, sulle alture

mappe e boschi di stelle troppo alieni
vicini forse a bambini rapiti
nell’incanto lunare che si gira

sfasando idee, spaziosi sereni
appena cedono sogni attecchiti
dove la morte sposa si ritira.

Poesie

A un tiro di schioppo

T’immagino bagnare latifoglie
nel lunare complesso musicato
dai cieli polverosi, lungo soglie
finite con un gioco d’impiccato

su taciti strapiombi dove ridi
prima che le tue arterie siano ascese
a forse caldi, sparpagliati nidi
dal bosco collinare, quasi accese

su un praticello d’erba dentro stelle
cui vuoi unificarti, ossi e guanti
di parti deviate, uno di quelle
prima che il timido attore s’ammanti

nella stagione eterna, vicini orti
nell’ombra sacra della poesia
manomessa salpando verso i porti
da palpebre d’esilio la cui spia

è il piccolo individuo già dannato
nel sogno raro che l’ha denudato.

Poesie

L’uomo del lavoro

Eri il tizio impicciato con la vita
dentro corsie stravolte dall’urgenza,

l’acquario in cui nuotavi poi da trota
con statura media d’onestà

e poi il motore spento sull’asfalto
emigrato alle nubi sonnacchiose,

ora sei solo un vecchio – in poltrona –
i cui sogni non sono mai perduti

ché perduto sei tu, dentro il tuo sogno.

Poesie

Oscurità

Nessuno
il grido pianto
da bocche lunari, in mezzo a silenzi
di cui si vestono nubi astratte

appoggiate sulla mia nullità
ai cipressi grinzosi senza gemme
nel dedalo di buio
d’ogni frastornata ansa

colorata dalla psiche, mi pare quasi
il reo passaggio di circuire
rocamboleschi ciclopi fuggenti
la poesia

molteplice unità fissa
su iati operosi, salmodiando
di malate foreste
per questo condannate

com’Ulisse dopo i tronchi erculei
a bruciare per sempre, straripando
lungo il viaggio nella profezia
scissa

dentro la cecità.

Poesie

La tua buccia è cruna di cielo

La tua buccia è cruna di cielo
in un cumulo di macerie, in una meteora di grazia
a precipizio sullo strapiombo dei disintegrati

uomini che non credono in nulla, e come l’ago
perfori le mie vanità cadute che tenevano
sogni di terra allagata, e quando muori

il pugno di stelle che nascondi s’apre a infinitesime
creazioni ed esplodono nel palmo, alcune
nascituri germogli scesi dall’olimpo

di polvere, gli storpi e i pazzi gettati dal dirupo
ai fondali marini di selve mortali, dove i tuoi pori
fioriscono negli aranci e pizzicano

gli stomaci caldi e le stagioni conservano
il ricordo pallido di te nelle ossa e dall’azzurro
l’eternità misconosciuta giunge vicina

a uomini che non credevano, raccolta e mangiata
dai nidi rapaci del miele delle api e l’inchino
della regina consacra l’apertura alare

da te sporta fecondamente all’immensità.

Poesie

Il bianco

Numeri in fila indiana sulla porta
lasciano gli indumenti dignitosi
e nudi innanzi all’uomo, bisognosi
indossano la neve che supporta

il meccanismo d’ogni patria morta
sotto freddi lumini, sono sposi
d’un silenzioso bianco, rumorosi
piedi neri d’inverno sotto scorta

e non v’è dio che salvi l’aguzzino
dall’apposizione di quel sigillo,
la fatica dei pasti che riduce

velocità nel lavoro meschino,
fiammate stellanti di gas, lo squillo
dal filo spinato sotto la luce.