Croce

Profuga nel silenzio
rimiro ancora l’improbabilità
che la moneta, trottolando
indecisa sulla maschera
di una faccia, profumi dal cuore
alla bocca, al vuoto, alle incolmabili
distanze di pane secco, alle briciole
inchiodate al suolo all’eterno
pugno di mosche.

L’azzurro esplode all’imperfetto
pallore annodato in gola
dove fantasmi e demoni
sfiorano la corda estranea dell’utero fecondo
che germoglia partorendo
la foglia nel cancro di pioggia
spuntata dal cemento degli occhi pietrificati
oltre il punto e a capo
della visione.

Le mie vertebre sono percussioni
di sangue che si libra
nella musica scricchiolando come un errore
che l’orchestra fra parentesi dirige
traducendo e codificando
lingue sconosciute
di un fuoco che discorre
senz’anima
senza di me.

Pittura oscena

Infinito, iena e diamante, squillano tue onde
sull’ombra dell’uomo
sconfitto. S’incastra nel fiume, a valle
del pensiero otturato, lo scarico
del mare.

L’azzurro delle meraviglie
è utile a camuffare
dopo la tempesta il morso a sangue freddo
sul cadavere affondato
dove l’occhio non va a investigare.

Di rado, nascosto
un sassolino aguzzo del calzare
vince l’oblio pescato da reti capaci di forgiare
l’arcobaleno. Spesso rimane solo
un osso da rosicchiare.

Lavaggio

Mi si spazza
con le foglie. Mi si centrifuga
nell’aria che frigge dove i piedi danzanti
inciampano in calzari ermetici.

I miei ossimori e cavalieri
erranti nel mulinello
si liquefanno con le fioriture dei morti
in tessiture più vaste
dell’azzurro nella deflorazione continua
del suo lenzuolo pulito dal sangue.

Pigola in mia vece
uno xilofono nel frullato, scoccando
all’orologio fermo per decreto
il tassello nel mosaico corale
che sovrasta l’umanità temporale.

Lascio all’erede accartocciate
pagine da reimbrattare. Chiusa e fra parentesi
l’ira dei tuoni mi candeggi
dietro l’oblò.

Il nome di un angelo

Foglia gialla, la mia bocca
vorrebbe un tuo bacio, perché nella finzione
il ramo assorbirebbe colori
condannandoti a vivere pazzamente
come resusciterebbe me
dalla pazzia di vivere
immaginando di amare
l’autunno che la luce negli occhi di un uomo
fa appassire notando
l’estate che brucia nei miei eterni
nodi acerbi di cespo
non all’altezza dell’albero. 

I miei ranuncoli
ti sfiorano luce se il buio scende
amante, sposo, figlio
di un grembo sterile che non può dare frutti
al seno raggrinzito
ma nei tripudi azzurri già s’ode
un preludio della mia voce leggera confessare
di avere finto per finta
il canto che ti seguiva nel volo.

Senza luce, il bacio della morte è per te
più del mio la vita.

Numero minimo quattordici

Ebook gratuito, trenta sonetti: scarica Numero minimo quattordici.

Alcuni pezzi sono già contenuti in altri libri: con quest’ultimo ebook ho selezionato i miei preferiti fra tutti. Ho impiegato anni per scriverli e poi raccoglierli in tale numero.

Il titolo è un gioco di parole. Lascio indovinare con quale dipinto la sottoscritta abbia creato la copertina.

La riproduzione – nel web – dei testi contenuti nell’ebook è consentita, senz’aggiunta né modifica, a patto di citare sempre la fonte, con nome, cognome e link. Non è permesso l’uso commerciale senza previa autorizzazione.

Dopo la nota barbosa, metto per iscritto anche un sorriso lunatico.