Ossimoro

Redimere l’ossimoro
che sbriciola universi sottopelle, gemendo
nel metacanto stridulo, nascendo
dopo ogni morte e palpito
di lampi tenui in forma nuova eppure uguale
è la maledizione da scontare.

Serve a poco il frastuono in bocca
di vulcano o drago
se non a bucare la fenditura nelle mura
della torre prossima a ruzzolare
ché a furia d’inclinarmi per giocare
smarrisco l’equilibrio.

La forza di muovermi zoppicando
piegata ad angoli di crescente pendenza
più di cavalli e alfieri
è monumento vivente alla poesia. Altera
e solitaria scivolo
cercando il re nemico nei quadrati
quando ferendo
mi batte la regina.

La spada nello stomaco
straccia l’immenso sipario fra me e l’eterno
rifugio nel nonsenso. Morendo
mi spezzo in tutte le pietre una alla volta
messe sopra le altre
incoronandomi
bastione inespugnato.

In questa fantasia che traduco
l’inconscio di stelle sta per sputare fuoco adesso
— fuggite.

Sinestesia

Il cuore sento rubare
al buio gemiti pallidi
di foglie e scheletri in fuga, mi pare
il canto legga
l’inutile anima quando la mano tenebrosa
della morte acciuffa il fiore bianco
ch’esce di bocca.

Delirando traduce
la luna immobile. Tace allo specchio
sottilmente ferale
l’idea d’aspettare ancora, ancora
per dare tempo al crescendo di trovare
la forma adatta a baciare in volo
l’eterno dopo le stelle.

Lo scoppio gelido
d’atrii e ventricoli brucia diminuendo
ritmi sconnessi allo sterno
di cui aro fantasmi
nelle vene con l’ombra del cicalare
immaginario di sillabe
traditrici d’amore.

Ergastolo bianco

È spazzatura
del canto dorato nel sangue
il buio che germoglia
dall’ergastolo bianco. Ogni volta che
si rinnova la luna immaginaria
riassume pagine immense, firmando
il foglio vuoto con la cifra
esponenziale dell’assurdo
cielo che l’imprigiona in una gabbia.
La chiave è dolore
perduto a contemplare l’assoluto
niente ch’emana
profumo stinto di sfioriture uguali
nella vita e nella morte.

Anestetico in vena

Non so la luna cos’aspetti là,
là nello specchio che deforma il cuore
in un serpente viscido che sfa
l’anima attorcigliato nel rumore

di stelle circolanti, quando muore
l’eterno senza cielo, senz’età
d’una sfioritura monocolore
e non dialoga, non cresce, non sa

che tintinna nel sangue fulminato
il crepitare oscuro di tamburi
e foglie secche, l’amplesso dorato

nel grigiore dell’essere dannato
che maschera con un graffito muri
trasparenti di vetro sgretolato.