Le sue cose

L’amore, lo sputo, lo sbrodolare
ragnatele d’autore sonnacchiose,
fogli in cui dorme l’arte di pensare
nomi che non germoglino di rose.
Il cuore, la cui eco fa ansimare
nei versacci le cavalle nervose
e il trotto maschio per ingravidare
la poesia quando non ha le sue cose.
Mai lo sbaglio di toccare nervi
a fior di pelle oltre il cielo e le stelle
senza romanticismi nevrastenici.
Ne scrivo pure, mi basta vedervi
puzze variopinte e rime d’ascelle
contro tutti gli arzigogoli igienici.

Bla bla

Non ho nulla da dire, quasi quasi
scrivo di tarme nel legno incrostato
o del muro a fiori a cui lancio vasi
o di minestre su cui ho sputato.
Non ho nulla da dire, senza basi
per rovesciare l’infinito stato
declinato a noia nei tanti casi
nel bordello di scimmie costipato.
Prima che mi torni l’acne di stelle
colmo le righe di versi saccenti.
Dopo brucio, accartoccio o cancello
e non so fare nient’altro che quello.
La cenere sulle dita frementi
vuole sparigliare le mie rotelle.