Poesie

Cronaca grigia

Nel seno t’addormenti / per notti e giorni interi.
Sei la facile preda crollata l’altro ieri.
Nel sonno bruci l’anima migrata per il cielo.
Non sei astro né uccello / nell’ombra d’asfodelo.

T’azzannano le tigri al collo giù per terra.
Una sola si ferma / e le sue fauci serra.
Ti guarda con mistero: consenti di mangiarti
e a vermi disgustosi nel cuore di scavarti.

Se osservi nello specchio ci trovi figurata
la tua carcassa molle / nel sangue deformata.
Se osservi ancora meglio sei leone caduto
sotto labbra di spose / e forse deceduto.

Solo una non banchetta: ti sembra quasi pianga
e nel branco ribelle / il suo diritto infranga.
La figlia prediletta s’accuccia piano piano
e artigli aguzzi stringe senz’andare lontano.

Le tigri sono spose di vite alternative.
T’accarezzano ancora / nelle tue membra vive.
Sono l’una plurale che non hai mai trovato
e mi domando spesso / se tu abbia mai cercato.

Tua figlia se n’è andata / in un branco felice
scoprendoti più stanco / e nulla più ti dice.
Tua moglie non è quelle che mordono la carne
perché non sa più cosa dovrebbe certo farne.

Guardiamo assieme l’isola / in cui sei accasciato
e dopo ti chiamiamo nel respiro strozzato.
Noi siamo tigri pure: non t’abbiamo toccato
così resti cadavere nel seno abbandonato.

Poesie

Mohammad per caso

Il ragazzino smilzo di Baghdad
sotto la luna va, sotto le bombe:
il tigì srotola nel bla bla bla
musica psichedelica di trombe.

Il montaggio zucchera l’ecatombe
e pure dopo anni di moda va
infilarci ogni tanto le colombe
con il bambino che salta qui e là:

– Che ne è stato di lui? Vivo o morto?
Profugo o naufrago? Il nero o il bianco?
Terrorista, oppure pacifista? –

Il film di tre minuti è troppo corto.
Pubblicità! Una bellona al banco
vende lozioni per la pelle mista.

Poesie

Dramma

Siamo rocce puntate al firmamento.
I nostri spigoli forano il cielo
e contrafforti resistono al vento
e monti e ghiacciai sfidano il disgelo.
Al vertice germoglia l’asfodelo
sul passo d’un temporale cruento.
Scaliamo la piramide oltre il velo
e la gemma dei morti dice a stento:
di là non puoi andare, ma cadere
deflorando la terra con le croci.
Rispondiamo: me ne frego se muoio.
Ben oltre andiamo. E siamo le schiere
su bai armati, con lance feroci,
giunte alle stelle dal nodo scorsoio,
antieroi sul rasoio
viandanti per oceani di fiamma
perché morire in calce è il vero dramma.

Poesie

Stampella

So parlare ma senza far capire
l’anima arsa del mimo che odo sola.
Non vale neanche undici vecchie lire
l’inchiostro che per usura mi cola.
Non ho vissuto molto amore a scuola.
Già al tempo veleggiava all’imbrunire
la nave lenta del sogno: la suola
salpava dagli ormeggi, senza dire
nulla di nulla, se non per errore.
Ancora zoppico con le parole
se mi capita un senso abbiano queste.
M’inoltro pallida in giungle e foreste
dai termini abbaglianti più del sole
con le sillabe fredde nel mio cuore.

Poesie

Voce alle stelle

O foglie biancheggianti nell’eterno,
dite: (r)esisto? Qualcosa mi dice
io sia solo ombra, cenere allo sterno
la pulsazione opaca, la cornice
dell’intonaco vuoto, la fenice
immortalata rinchiusa all’interno
che non sa più ricrearsi, la radice
d’un campo sparso di sale, l’inverno
immobile per sempre, senza rami
verso l’ignoto che però scintilla
e mi parla con simboli illeggibili,
che per quanto mi strappi le ossa e chiami
e rompa vasi d’argilla non brilla
nei muscoli se non con pochi sibili,
e con grida infrangibili
ne scrivo male il canto con le rime
e le membra che soffrono per prime
e prima della fine
la mia sublimazione sarà fatta
partendo dalla terra che mi sfratta
e che forse baratta
la mia vita con niente, la mia morte
perché il pianto del cielo taccia forte.

Poesie

Il punto (esclamativo)

La luna mesce duri sogni svegli
circa l’oceano chiamato morte.
La notte è spada nei molti risvegli
dalle tue nebbie sempre più distorte
e scassina le gabbie. E le porte
sono dolore e quasi in nulla scegli.
La terra deflorata cassaforte
veste panni turchini quando vegli
uomo rana d’acquari circondati
da vetri in piombo o da schermi e fantasmi
come fossi sulla ninfea serena
in mezzo alle pallottole nei prati
rasi a zero per te dio fra gli orgasmi.
La civiltà benpensante ti frena
lo sparo sulla schiena
ma te lo dà l’opulenza con lame
nel progresso specchio delle tue brame.
E si scioglie il catrame
e liquida vorrà farti affogare
nelle temperature e poi fumare
il caro sublimare
da solido alle stelle che non parlano
mentre di sotto tutti prima ciarlano.

Poesie

Sia terra sia cielo

È sia terra sia cielo la sostanza
che mi fa di luce, muscoli e d’ossa.
In me le ombre bruciano d’alternanza
al concime dei fiori. E una scossa
attiva il vulcano con la percossa
contro i muri incrostati della stanza.
La febbre elettrica si tinge rossa
più del sangue ermetico con cui danza.
Io so pigolare misera venere
nei salti delle rane per lo stagno.
Io so gracidare rinata stella
per servire l’eterno come ancella.
E con la luna posso farmi il bagno
meritando d’essere solo cenere.