rime

Sia terra sia cielo

È sia terra sia cielo la sostanza
che mi fa di luce, muscoli e d’ossa.
In me le ombre bruciano d’alternanza
al concime dei fiori. E una scossa
attiva il vulcano con la percossa
contro i muri incrostati della stanza.
La febbre elettrica si tinge rossa
più del sangue ermetico con cui danza.
Io so pigolare misera venere
nei salti delle rane per lo stagno.
Io so gracidare rinata stella
per servire l’eterno come ancella.
E con la luna posso farmi il bagno
meritando d’essere solo cenere.

La tela di Penelope

Il cielo beve dalle nostre ciglia
l’acqua, la luna, la polvere e il senso
e raccoglie tutta la paccottiglia
che vomitiamo in fase di scompenso.
Il luogo di niente e di meraviglia
si torce nello stomaco, intenso
lo spasmo corre in eoni di miglia
superando le rupi nell’immenso.
Nessuno ci contempla: sarà vero?
Ulisse dopo il suo vagabondare
chiacchiera forse d’alberi (in)finiti
nell’abbraccio di stelle, lo straniero
scuce le pelli nere senza bare
con cui impauriva bambini rapiti
e fila trame e orditi
nei sudari (in)compiuti della carne
ma senza tempo non sa più che farne
e sbircia il tritacarne
che sublima pianissimo da terra
benché lampeggi feroce la guerra
e forse non afferra
la lacrima malata nell’eterno
né solleva pianeti con un perno.