scherzo

Cervello fulminato

L’orologio a spasso, l’emmecì quadro
pare una lumaca, la luna va
molto più lenta del cavallo ladro
nella vita, ignoro quanto fa
l’equazione che mette a soqquadro
il cicalino sbilenco del fa
alzando la nota con tutto il quadro
nel trillo d’oca che fa qua qua
farfugliando mentre canta la zeta,
pigolando quando muore una stella,
eccitando la crescenza nel frigo
se mangio elettroni in fase beta
nell’orbitale a forma di ciambella
cui il nucleo va se poi non dirigo
deviando sopra il rigo
con l’energia di più calorie nuove
che m’aumentano gli zeri del nove.

Coccodè

Il trapano: mi penetra le orecchie | il suo martello cupo. Nella psiche | si fa presto martirio, le formiche | rosicchiano meningi, catapecchie | dove ha spazio il pensiero. Poi le vecchie | sulla panca d’una chiesa pudiche | additano il piccione, le molliche | gettate da qualcuno, e parecchie | mi si fanno vicine in quanto giovane | senza rispetto. Latrano: che rime, | ci sembrano patate nella cesta. | Poi sembra che una mi stacchi la testa | ed io corro veloce, poi m’opprime | il bercio torbido verso la giovane | presa per tale: Gio-va-ne! | Un nembo canta pioggia che m’è affine | ma rischio la sorte delle galline.