sonetto all’inglese

Noia di passaggio

Taciti crepitii nell’autunno
musicati, quasi sempre gridati
in poesie essemmesse di laureati
in mezzo ai quali mi sembro l’alunno
di tamburi e cardiopatiche foglie
con fraudolenza staccate dal ramo,
più che noi soldati quando cadiamo
sono baci perugina, chi coglie
mai l’entrata a occhi bassi dentro il tempio
di nomi volgari divine stelle
connessisi dai pori della pelle
ad eterni indifferenti allo scempio?
Va meglio zuccherare l’emozione
con l’aria polverosa di stagione.

Es_tesi

Semino nell’orto frutti rubati
a scrittori di grandi querce d’oro,
domino istinti non incanalati
in cestini di rametti d’alloro,
isolo ombre, punti e nembi dal cielo
raccogliendone l’armonia, li sfioro
quasi quasi, imprimendo sul telo
echi informi in macchie e il fiume sonoro
va nel rumore dell’inconsistenza
ai piedi di qualche capolavoro,
e sebbene innaffi con insistenza
sono pomodori e non pomi d’oro
gli applausi alla mediocre insalata
che prude al bordo d’una statua beata.