sonetto all’inglese

Evidenza naturale

Maledico il mio fato, già che in alto
librasi l’ala d’oro, solitaria
fiammante eco selvaggia, dallo spalto
ai mortali vietato, e nell’aria
la sua parola verde mi sottace,
e brulica lo stormo, ancorato
nel bassofondo scuro, né mai pace
sosta nella riva, né lo iato
vestitosi da amore nella morte
silenzio mi concede, né la fame
m’offre l’azzurro pane, né le corte
mie ali rugose intendono lo sciame
lanciatosi nel vuoto con le stelle,
né l’inferma verità sopra quelle.

Disagio inerziale

Che gioia! Il viavai quotidiano
è l’erba plasticata del vicino,
l’ipocrisia nelle strette di mano
al bar, un chiacchiericcio babbuino
– non il principe in cerca della rosa
né l’aia dai silenzi invalicabili,
né l’uomo abbandonato dalla sposa
a caccia d’altri sogni inaggirabili.
È la suola forata nella pozza
seguita da un plurale di risata,
il portafogli vuoto che si strozza
quando il creditore esige la rata.
È l’usura di tempi ormai stellati,
la semina di morti ormai calati.