sonetto italiano

Ancora, ancora

La voce inesistente della luna
cammina lenta lenta in mezzo al bosco.
Il richiamo mi segue con la tenebra
e offusca timbri ed echi e dorme, dorme
sul piano forte un’ambra sotto il cielo
nel chiaro tintinnante delle foglie
spezzando stelle azzurre quasi triste
nei prati le mattine dei risvegli.
La voce s’assottiglia nello sguardo
e colma d’amore mi dice: vieni.
È giorno. Non riesco a seguire il buio
e il sogno non svanisce. La rugiada
ticchetta sopra l’erba, l’orologio
inizia a chiamarmi, la fame vuota
riserva a spazi fertili
il tempo sfuggente. E l’anima arsa
con sillabe gravide presto tace.

Mohammad per caso

Il ragazzino smilzo di Baghdad
sotto la luna va, sotto le bombe:
il tigì srotola nel bla bla bla
musica psichedelica di trombe.

Il montaggio zucchera l’ecatombe
e pure dopo anni di moda va
infilarci ogni tanto le colombe
con il bambino che salta qui e là:

– Che ne è stato di lui? Vivo o morto?
Profugo o naufrago? Il nero o il bianco?
Terrorista, oppure pacifista? –

Il film di tre minuti è troppo corto.
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