sonetto italiano

Carcasse dogmatiche

Spreco frasi, risate e primavere
appartenenti al lontano passato,
vedo le fioriture di nuove ere
appassite già prima d’aver dato
humus alla terra: s’è consumato
un ciclo distruttivo contro schiere
di numeri senza nome, un prato
di tombe e d’insanguinate bandiere.
Vedo persone nel rumore bianco
di questo tempo amaro sentinelle
feroci come le camere a gas,
vedo la gente radunarsi in branco
e corpi che svolazzano da ancelle
verso la morte vestita di strass.

Agli ormeggi, uomo

Ti scindi, una fitta poi t’assorda
e vai a fuoco in oceani e canti.
Pitturando il finale senza guanti
le voci mormorano l’aria sorda,
da serpi t’avvolgono con la corda
stretta al collo silenziando rimpianti.
Lavando l’onta segreta di tanti
ti congedi da una terra balorda.
La vita fugge asciugando il torace:
chiudendo l’umida prigione a chiave
ama la morte trovandovi pace,
ride, piange, corre, si ferma, tace
ed è già passeggera d’una nave
il cui faro oltre la frontiera giace.