sonetto italiano

A volo d’uccello

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo canta grave del momento
in cui cocci di stelle tra le rose
al cielo danno indietro le sue cose
rigettando le spine senz’accento
che l’anno dona loro melodiose
ma l’estiva prateria non d’argento
si rannuvola stretta ai propri campi
e girando lo sguardo alla mia terra
mi dirigo a viuzze tenebrose
e mi pare di scorgere più lampi
nel fango dove l’essere dà guerra
che in collassi di vacue nebulose.

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Ringrazio LuxOr per avermi dato, con un commento alla precedente poesia da me pubblicata, l’impulso a tornare a scrivere: si passi dal suo blog, per favore, perché vi inserisce contenuti che a volte sono diamanti.

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Un sorriso,
Irene

Cimitero di stelle

Alle porte la notte e il salmodiare
irreligioso di popolo cieco
crivellano nel sangue e vana l’eco
si produce al cammino delle bare
sotto la terra fino a germogliare
dove un uomo l’osserva, ma di sbieco,
con terrore si possa indovinare
in lui la fame di morte: lo spreco
non consiste nel gesto del suicida
ma nella potatura del suo fiore
con umiltà innalzato sull’altare
divinamente muto, nella sfida
di sconfessare il taciturno orrore
che col suo grido ci torna a chiamare.

*

In ricordo di Noa Pothoven.