Il mio sangue

Il mio sangue rinverdirà nei fiori
strisciando sulle tombe, incantando
nuda pietra, gli umani malumori
forzati alla preghiera, blaterando
il mio sangue ticchetterà nei cuori
con un manto di stelle, oscillando
in bellezza piano piano in colori
d’arcobaleni, non importa quando
verrà pioggia, quando l’ignota morte
unirà il germoglio al suolo celeste,
altro non bramo che il suo velo bianco
chino all’altare davanti alle porte
che girando a vuoto cambiano veste
alla mia vita come saltimbanco.

Arcobaleno

La mia luce vincerà sulla notte
guidando i seni nelle tue mani,
i respiri di sillabe interrotte
sott’acqua, sotto terra – ed emani
odore, fuoco che silenzio inghiotte
e striduli latrati non più umani
e profumi verdi d’albe sedotte
senza che la tenebra s’allontani
e porterò con me i versi di molti,
i canti tremuli nei sordi azzurri,
i trapianti di fiori d’altri mondi
e prima che tutto il pianeta affondi
nell’eterno senza che mi sussurri,
annaffiati i miei orti, li avrò colti.

Ironia

La smetto con le stelle. Canterò
le cicale e la polvere nelle ossa
e il sangue virulento di poesia.
È tempo di compiere la magia
di spegnere le luci nella fossa
ed allora canterò, canterò
i lampadari al neon per il mondo
con i fanali d’auto nella lista.
Se da lontano s’aguzza la vista
non è forse il nostro pianeta biondo
a truccarsi di lucciole più a fondo
d’ogni sfera celeste sulla pista?
L’astronauta è quindi l’artista
a scorgere più d’altri nel profondo.

Stampella

So parlare ma senza far capire
l’anima arsa del mimo che odo sola.
Non vale neanche undici vecchie lire
l’inchiostro che per usura mi cola.
Non ho vissuto molto amore a scuola.
Già al tempo veleggiava all’imbrunire
la nave lenta del sogno: la suola
salpava dagli ormeggi, senza dire
nulla di nulla, se non per errore.
Ancora zoppico con le parole
se mi capita un senso abbiano queste.
M’inoltro pallida in giungle e foreste
dai termini abbaglianti più del sole
con le sillabe fredde nel mio cuore.