Numero minimo quattordici

Ebook gratuito, trenta sonetti: scarica Numero minimo quattordici.

Alcuni pezzi sono già contenuti in altri libri: con quest’ultimo ebook ho selezionato i miei preferiti fra tutti. Ho impiegato anni per scriverli e poi raccoglierli in tale numero.

Il titolo è un gioco di parole. Lascio indovinare con quale dipinto la sottoscritta abbia creato la copertina.

La riproduzione – nel web – dei testi contenuti nell’ebook è consentita, senz’aggiunta né modifica, a patto di citare sempre la fonte, con nome, cognome e link. Non è permesso l’uso commerciale senza previa autorizzazione.

Dopo la nota barbosa, metto per iscritto anche un sorriso lunatico.

Anestetico in vena

Non so la luna cos’aspetti là,
là nello specchio che deforma il cuore
in un serpente viscido che sfa
l’anima attorcigliato nel rumore

di stelle circolanti, quando muore
l’eterno senza cielo, senz’età
d’una sfioritura monocolore
e non dialoga, non cresce, non sa

che tintinna nel sangue fulminato
il crepitare oscuro di tamburi
e foglie secche, l’amplesso dorato

nel grigiore dell’essere dannato
che maschera con un graffito muri
trasparenti di vetro sgretolato.

Illusione dorata

Il delirio che prude nelle dita
traduce un’improbabile allegrezza
dalla luna dolcemente sfiorita
al tremulo zufolare di brezza.

Il sogno mi desta come m’invita
alla quiete immortale, là spezza
la forma irreale, s’apre una ferita
fra la verità ch’è in me e la bellezza.

Là cosparge di sale, là tratteggia
nel cielo obliqui fantasmi splendenti
ed io li inseguo come fossi viva.

Mi trascina nelle sabbie, vaneggia
lo stesso tuono che brucia fra i denti
e si contorce già, prima che scriva.

A un anonimo

Fratelli, sto per cantare ebbre e lievi
partiture innaffiate a fine maggio.
Sto per incorniciare fiori brevi
con un esiguo, scricchiolante raggio
in controluna. Attendo si levi
la bruma celestina sopra il faggio
cui affidare i miei sogni primevi
perché s’affaccino all’incerto viaggio.
Fratelli, voglio mi si baci solo
con luce e tenebra di puro verbo.
La leggerezza che vesto traduce
le stelle nella pelle, mi conduce
ad annusare il volto ancora acerbo
d’un fiore che si stacca presto in volo.