Poesie

Uguali e conformi

Bravi a norma di legge
tacciono cose. I rami più secchi
cedono spazio a fasci tesi
già pronti a guerre per i cieli
di mercurio, a lasciti di canna
nei fossi. Sulla luna
gli alfieri bagnano templi e clangori
usurpando i pedoni, la scacchiera
cementificata dai promessi ori.
Dopo capita non siano compresi
testi e fogliami di sangue fiorito
simbolo d’un martirio. Siano accesi
gli screzi intonacati di mentito
benessere, le croste analfabete
incartate in ermetismi volanti e sepolte
da spari senza meta.
Non vedo, non sento, ma parlo: quanti
e non esisto? I matti soli
non hanno voce.

Poesie

Relatività personale

Lancette curiose
pigolano al vespro. Non mi piace
l’orologio al polso, imperatore
d’attimi regolari, bensì il tempo
gobbo, ripido, comico. L’ignoto
signore del latifondo, il canestro
in cui scende il pallone lanciato
accelerando, inseguendo i morti
attesi da stelle passate prima
che lui ed io – che palleggio – nascessimo.
Ogni volta che gioco
perdo tempo. E mi piace davvero
far rimbalzare le sfere, luccicare
come le caramelle nel suo stomaco.
Dopo ogni lancio
arretrando non recupero il tempo
ma prendo la rincorsa
finché il pallone ed io non ci sgonfiamo.

Poesie

Oscurità

Nessuno
il grido pianto
da bocche lunari, in mezzo a silenzi
di cui si vestono nubi astratte

appoggiate sulla mia nullità
ai cipressi grinzosi senza gemme
nel dedalo di buio
d’ogni frastornata ansa

colorata dalla psiche, mi pare quasi
il reo passaggio di circuire
rocamboleschi ciclopi fuggenti
la poesia

molteplice unità fissa
su iati operosi, salmodiando
di malate foreste
per questo condannate

com’Ulisse dopo i tronchi erculei
a bruciare per sempre, straripando
lungo il viaggio nella profezia
scissa

dentro la cecità.

Poesie

La tua buccia è cruna di cielo

La tua buccia è cruna di cielo
in un cumulo di macerie, in una meteora di grazia
a precipizio sullo strapiombo dei disintegrati

uomini che non credono in nulla, e come l’ago
perfori le mie vanità cadute che tenevano
sogni di terra allagata, e quando muori

il pugno di stelle che nascondi s’apre a infinitesime
creazioni ed esplodono nel palmo, alcune
nascituri germogli scesi dall’olimpo

di polvere, gli storpi e i pazzi gettati dal dirupo
ai fondali marini di selve mortali, dove i tuoi pori
fioriscono negli aranci e pizzicano

gli stomaci caldi e le stagioni conservano
il ricordo pallido di te nelle ossa e dall’azzurro
l’eternità misconosciuta giunge vicina

a uomini che non credevano, raccolta e mangiata
dai nidi rapaci del miele delle api e l’inchino
della regina consacra l’apertura alare

da te sporta fecondamente all’immensità.

Poesie

Bla bla bla

Il giro nelle fogne è illuminante,
vi cresce il marcio sfolgorante,
le formiche corrono al rimasuglio
caduto in basso dalla superficie,
in alto sembra mangino puro oro
magari dell’idillico cespuglio
baciato dall’amore. Formiche
nere, rosse e bianche – ma le rosse?
Troppo abbronzate, al sole di luglio
sono poi la frattaglia ingurgitata
ai piani inferiori, il crocefisso
di scheda elettorale
con la montblanc. Se poi si sale, quasi
ci si brucia. Un cielo d’eliseo
vi gira immobile, a noi spetta
la combustione sul giallo dell’oro
del giubbottino catarifrangente.
E i topi, ne parliamo? Ceti medi
grassi mangiano briciole più grandi,
così grandi che i lupi rispuntano
dalle eterne favole popolari.
E gli uomini – fuori dal mercato
dell’agroalimentare, gettano benzina
nello stagno reale.

Poesie

Stigma(te)

Le sigarette
sulla tavola intarsiano vallate e
lo sciabordio deforme

appare in colline bianche e poi luce
l’incendio dentro il sangue evaso
dal caos di nervi disforici

crocifisso da gocce
penetrate nel tiranno infantile e
disintegrata

dall’onnipotenza di questa pioggia
vedo le stelle e
i colori sulla mia pelle e in gola

non so più dove s’accendano fiamme
nel fumo che tracima
dal cielo nel cranio

alle cicatrici senza vestiti.

Poesie

Deleted

Cos’è la poesia – forse, forse
l’elicottero in caduta libera
nel sangue

o una metropoli cosmopolita
di zanzare in giro com’astronaute
sull’epidermide

lunare mascherata di giullari
variopinti – i poeti
muoiono

la notte su bianchezza d’amante.
Succhiano gli eterni vampiri
il po’ poco di cielo

diluito, a bassa quota – l’olimpo
di potenza crollato, eoni fa
sostituito

da divinità plurali, poi dal plurale,
poi dal digitale
a mo’ di puntura su gluteo

senza spazi e senza punteggiature
di morte, luce, infinità
di senso – perduto

lo scrittoio dei servi amanuensi
ora notazioni sull’ipad
di produzione nuova

dietro la zanzariera delle sillabe
illuminano l’abisso – dall’ombra
lira e canto.