versi liberi

Evasione

Mi ubriaco di senso
sepolta fuori campo, in galera
senza nessuna croce
annego nell’inferno
intasando i polmoni con le tenebre
di coaguli d’infinito
in dialogo con me, bevo poesia
da verdi silenzi
rincorrendo la fune calata dall’azzurro
le volte che risale
traendomi con sé, dove si cuciono
con sete melodiose
rapide fiammanti oasi di luna.

Non è una poesia

Non voglio salvarmi, non voglio
scomparire oltre le nubi, là stelle
aliene e distanti non sanno mai
di niente. Io voglio ustionarmi
perché è la morte di non esser nata,
è star in gabbia in un limbo
tutto grigio – le mie parole quasi
non escono. Un giorno forse
ogni mia lacrima schiantata
si farà pianta, m’aiuterà
a scivolare nell’ombra dei rami
prima del salto – ho paura, non circola
anestetico in vena. La mia corda
già inizia a prendere fuoco
mentre scendo al suolo, sto usando
i centimetri del nodo scorsoio
per calarmi in basso, tra i rami
e poi giù nella lava. Semino lacrime
perché alberi forti attutiscano
la caduta nell’inferno. Le foglie
sorrideranno all’incendio
da vicino, i fiori saranno neri
come la cenere espansa
nella notte di dio. Se la fiamma
mi bagnerà vivrò per essa,
t’avrò raggiunto.