versi sciolti

Feritoie

Il mio corpo rielabora cicatrici
trascolorate in universi d’ombra
e son mappe di strade non lineari
i dedali e le foreste di rughe
attorno alle mie orbite immortalate
in nanosecondi stellanti oceanici
e fra le numerosissime crepe
s’aprono scorci luminosi sul mare,
sulle sabbie mobili della vita
o su mura d’inscalfibile ghiaccio
e paradisi nevrotici si mescolano
in un caleidoscopio impazzito
sin quando spalancata all’azzurro
una rupe sopra a una voragine
svela l’orizzonte
del mio segreto.

Onde bruciate

Una poesia muore in riva al mare
o vola scintillando coi gabbiani,
non è strano che l’usignolo canti
all’alba l’inno cupo della sera:

calmo, e sempre uguale, appare
delle anatre il tedio, un folle ruspare
e sul lago il più lento sciabordare
dei pigolii diretti ad annaspare

nei gorghi salmastri di baie nere –
sugli ormeggi desiderare
la maestà dei cigni.