L’urlo del monte, i raggi del sole
nascosti dietro creste verdi
e sagome nere, denso chiarore
il calmo abbraccio della luna

e dormi felice, fra i sogni perdi
amare rughe nel pallore
e una sorte strana a me t’accomuna
nel vespro che fredda le gole,

di non aver speranza, né amore,
di non trovar scintilla alcuna
fra i gabbiani che la natura vuole
nomadi in cieli sempreverdi,

e come usignolo senza tribuna
canti le grida terraiole,
i miseri atti, l’aria che disperdi
alla morte, a quell’amore.