Scendi, crudele mia notte, al campo,
afferrami per le dita gelate
prima che siano venti senza scampo
a riportarti le ceneri alate.
Non ti freni l’ardente bacio, lampo
d’amore fra pupille dilatate,
l’accozzaglia di vita – in cui inciampo
oltrepassando città desolate.
Rapiscimi al lunare cimitero
con fresca, cinguettante rugiada
e musica di prati ancora verdi.
Il cammino degli esuli disperdi
sibilando timori per la strada.
Prego le stelle nel tuo sguardo nero.

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