Uguali e conformi

Bravi a norma di legge
tacciono cose. I rami più secchi
cedono spazio a fasci tesi
già pronti a guerre per i cieli
di mercurio, a lasciti di canna
nei fossi. Sulla luna
gli alfieri bagnano templi e clangori
usurpando i pedoni, la scacchiera
cementificata dai promessi ori.
Dopo capita non siano compresi
testi e fogliami di sangue fiorito
simbolo d’un martirio. Siano accesi
gli screzi intonacati di mentito
benessere, le croste analfabete
incartate in ermetismi volanti e sepolte
da spari senza meta.
Non vedo, non sento, ma parlo: quanti
e non esisto? I matti soli
non hanno voce.