Poesie

Uguali e conformi

Bravi a norma di legge
tacciono cose. I rami più secchi
cedono spazio a fasci tesi
già pronti a guerre per i cieli
di mercurio, a lasciti di canna
nei fossi. Sulla luna
gli alfieri bagnano templi e clangori
usurpando i pedoni, la scacchiera
cementificata dai promessi ori.
Dopo capita non siano compresi
testi e fogliami di sangue fiorito
simbolo d’un martirio. Siano accesi
gli screzi intonacati di mentito
benessere, le croste analfabete
incartate in ermetismi volanti e sepolte
da spari senza meta.
Non vedo, non sento, ma parlo: quanti
e non esisto? I matti soli
non hanno voce.

13 pensieri su “Uguali e conformi”

  1. LuxOr dice:

    Scusami, questa mi era sfuggita. Forse perché il giorno della pubblicazione ero sotto i ferri. Mi piace e mi piacciono gli endecasillabi con i settenari e novenari (se non sbaglio). Mi sembra anche di avere visto un martelliano particolare (potrei sbagliarmi). Un quinario come ultimo verso.

    1. Irene Rapelli dice:

      In questa ho scelto il tag “versi liberi”, ma non liberi a casaccio. Il martelliano “particolare” c’è.

      Come stai?

      1. LuxOr dice:

        Me lo immaginavo che non fosse casuale. Comunque la poesia scivola meravigliosamente nell’anima.

      2. Irene Rapelli dice:

        È la cosa più importante.

      3. LuxOr dice:

        Senza dubbio. Buonanotte carissima.

      4. Irene Rapelli dice:

        Buonanotte. Ho letto Logaritmo, ma adesso sono un stanca per commentare. Lo faccio però il prima possibile. A presto.

      5. LuxOr dice:

        Non ti preoccupare. Almeno per quanto mi riguarda, non mi è sempre possibile commentare. A presto.

      6. LuxOr dice:

        🤗

  2. almerighi dice:

    Mi ricorda un po’ il fatto di cronaca del carabiniere accoltellato, ma forse sbaglio. Il testo è ottimo.

    1. Irene Rapelli dice:

      No, non c’entra. C’entrano i “carabinieri”, ma intesi più in senso figurato.

Rispondi