Che gioia, il viavai quotidiano
è l’erba plasticata del vicino,
l’ipocrisia nelle strette di mano
del bar, un chiacchiericcio babbuino

– non il principe in cerca della rosa
né l’aia dai silenzi invalicabili,
né l’uomo abbandonato dalla sposa
a caccia d’altri sogni inaggirabili.

È la suola forata nella pozza
seguita da un plurale di risata,
il portafogli vuoto che si strozza
quando il creditore esige la rata.

È l’usura di tempi ormai stellati,
la semina di morti ormai calati.