La civiltà dei lumi spenti
non riconosce
l’urlo ai volti neri. Non c’è spazio
sul treno scoppiato
per schiavi d’importazione, è già occupato
anche da parassiti.

Qualcuno si ripete
fra i denti « Non c’è spazio, usino
per la memoria
i colabrodi nel mare. Mangino
pomodori scartati alla raccolta. Siano pagati
con l’aria del respiro. Dormano
in un capanno diroccato. »

Muoiano
senza figli – pensa – perché non finiamo
capovolti. Il sangue chiama
nuovo sangue, terra su terra, una stella
dopo l’altra, negli stessi
luoghi infernali del passato.

Già bruciano come il sole
di campi di lavoro
invisibili ceppi ai piedi in pagine d’ombra
di capitoli bianchi.

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