Una stella dopo l’altra

La civiltà dei lumi spenti
non riconosce
l’urlo ai volti neri. Non c’è spazio
sul treno scoppiato
per schiavi d’importazione, è già occupato
anche da parassiti.

Qualcuno si ripete
fra i denti « Non c’è spazio, usino
per la memoria
i colabrodi nel mare. Mangino
pomodori scartati alla raccolta. Siano pagati
con l’aria del respiro. Dormano
in un capanno diroccato. »

Muoiano
senza figli – pensa – perché non finiamo
capovolti. Il sangue chiama
nuovo sangue, terra su terra, una stella
dopo l’altra, negli stessi
luoghi infernali del passato.

Già bruciano come il sole
di campi di lavoro
invisibili ceppi ai piedi in pagine d’ombra
di capitoli bianchi.

  1. Montato su una corda tesa fino a quando la bolla esplode nella sua vera faccia. La dura realtà ha i suoi limiti.
    Versi senza prendere scorciatoie. Claros e precisos, come dovrebbero essere con ciò che vediamo ora.
    Mi è piaciuta la tua poesia
    Manuel

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