Udendo vibrazioni accartocciate
di sillabe sfocate, la tensione
fra me e le solitudini rubate,
annaspo in riva all’immaginazione.
L’acqua pettina nodi di truccate
schiume, scrivendo dentro l’emozione.
La trasparenza lava d’annebbiate
zone di piombo al cuore la finzione.
Si nutre fin nelle ossa l’anima arsa
da dubbi, bagna il fuoco d’una stilla
l’eternità che parla nella testa.
Si desta in morte la voce scomparsa
fra stelle, sugli alluci danza, brilla
con l’ipocentro sotto la tempesta.

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