Vena dattilica

Sei nel mio grembo la fiaba più ambita
dal corpo acceso nel campo di grano.
Vibrano in mano le spighe lunari
bramando te, te che m’asciughi in bocca
le ali oceaniche ai punti vitali
nel volo raso del gracchio di corvo.
Vena dattilica, vuoi seppellita
la fame d’acqua di corde vocali
o ama le grida animali d’amore
la morte, sposa di cui sei invaghita?
Tempie grigiastre bisbigliano al cielo
il muro assurdo di vuoti abissali,
l’anima ignota, la mia trasparenza,
il vetro rotto in cui soffia il tuo vento.
Code di stelle trovando la fuga
da versi in torri d’arioso silenzio
scendono in culla già prima che l’alba
ti rubi i sogni, le trecce bambine,
gli arti che saltano dietro la palla
nell’aia dove l’incendio ti canta
fumi d’ebbrezza del sigaro spento
nei bivi all’ombra d’un bosco in cemento.

14 Replies to “Vena dattilica”

  1. Ho iniziato a leggere una delle tue raccolte, l’ultima. Centellino e rileggo. Ma mi affido al ritmo e all’intuizione, ci sono parole che scivolano pudiche verso altre che grondano significato. Un po’ per volta, lasciamo fare al tempo.

  2. mi piace la tua scrittura, va oltre la parola, è flusso ed apre all’attesa.
    Attesa è una parola che ora contiene altro che un tempo, togliendole la scorza si trova il futuro, ma ora esso è a noi sghembo e procede con simmetrie che solo chi si affida può intuire.

    1. Grazie per la lettura e per l’apprezzamento. Scrive il mio l’inconscio: le parole vanno oltre il significato razionale, perché provengono per la maggior parte dal buio; procede per intuizione e, dopo la scrittura, nei versi si trova sempre almeno un significato “altro”. Mi affido e non mi affido, contemporaneamente: vado a tentoni, come un cieco che debba tastare e assaggiare ogni cosa, per conoscere.

    1. L’amore per l’uomo è l’amore per la poesia – e viceversa. La vena dattilica di cui parlo non è solo una forma metrica. Spero, comunque, di non diventare monotematica, o dovrò ricucire il diaframma.

    1. Sto meglio di molti – tutto sommato. La reclusione è diventata così normale, per me, che non ho capito subito cosa intendessi: ho pensato che ti riferissi alla “reclusione forzata” dei numerosi dattili nei versi, in prima battuta.

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